Apri Instagram e trovi una professionista che ha appena lanciato il suo nuovo percorso. Su LinkedIn qualcuno racconta di aver raggiunto un traguardo importante. Nella tua casella email arrivano newsletter di persone che sembrano avere sempre tutto sotto controllo.
E tu?
Magari hai appena finito una giornata di lavoro, hai seguito i tuoi clienti, risposto alle email, risolto problemi e trovato anche il tempo di progettare qualcosa di nuovo. Eppure, invece di sentirti soddisfatta, pensi una sola cosa:
“Sono indietro.”
È una sensazione che conosco bene e che sento raccontare spesso dalle professioniste con cui lavoro. Ma c’è una buona notizia: molto spesso non sei davvero indietro. Stai solo guardando il tuo percorso con il metro sbagliato.
Perché ci sentiamo sempre un passo indietro?
La sensazione di essere in ritardo nasce da un’abitudine che abbiamo interiorizzato quasi senza accorgercene: confrontare il nostro “dietro le quinte” con il “palcoscenico” degli altri.
Sui social vediamo risultati, traguardi, annunci, collaborazioni, nuovi progetti. Quello che raramente vediamo sono i mesi di dubbi, i preventivi rifiutati, le idee lasciate nel cassetto, i momenti di stanchezza o le giornate in cui tutto sembra fermo.
Il confronto, però, non tiene conto di tutto questo.
Così iniziamo a pensare che gli altri stiano correndo mentre noi siamo immobili.
Il confronto non racconta mai tutta la storia
Ogni professionista ha un percorso diverso.
C’è chi ha iniziato prima.
Chi può dedicare più tempo al proprio business.
Chi ha un team.
Chi investe in pubblicità.
Chi ha scelto di crescere lentamente.
Quando osserviamo solo il risultato finale, dimentichiamo il contesto.
Ed è proprio il contesto a fare la differenza.
La crescita non è una gara e non esiste una tabella di marcia valida per tutti.
Anche la comunicazione alimenta questa sensazione
Viviamo in un’epoca in cui sembra necessario esserci sempre.
Pubblicare.
Essere costanti.
Lanciare qualcosa.
Commentare.
Aggiornare il sito.
Aprire una newsletter.
Creare un podcast.
Se per qualche settimana rallenti, hai quasi l’impressione di sparire.
Ma rallentare non significa fermarsi.
Ci sono periodi in cui il lavoro invisibile è molto più importante di quello visibile.
Studiare.
Progettare.
Ascoltare i clienti.
Fare ordine nelle idee.
Sono tutte attività che costruiscono il tuo percorso, anche se non generano un post da pubblicare.
La crescita non è lineare
Una delle convinzioni più dannose è immaginare che la crescita professionale sia una linea retta.
In realtà assomiglia molto di più a un sentiero.
Ci sono salite, soste, deviazioni, cambi di direzione.
Ci sono mesi in cui tutto sembra accelerare e altri in cui hai la sensazione di non muoverti di un centimetro.
Ma anche nei momenti apparentemente immobili stai accumulando esperienza, competenze e consapevolezza.
Non sempre il cambiamento è visibile nell’immediato.
E se invece fossi semplicemente nel tuo tempo?
Questa domanda cambia prospettiva.
Non nel tempo degli altri.
Non nel tempo imposto dai social.
Non nel tempo delle aspettative.
Nel tuo.
Ogni professionista costruisce il proprio lavoro con risorse, obiettivi e priorità diverse.
Essere nel proprio tempo significa rispettare anche i momenti di pausa, di ricerca e perfino quelli di confusione.
Perché spesso sono proprio questi a preparare il cambiamento successivo.
Come smettere di sentirti sempre indietro
Cambia la domanda
Invece di chiederti:
“Perché gli altri sono più avanti?”
prova a chiederti:
“Rispetto a un anno fa, cosa è cambiato in me?”
La risposta potrebbe sorprenderti.
Guarda i tuoi progressi
Tendiamo a misurare solo ciò che manca.
Molto meno spesso osserviamo ciò che abbiamo costruito.
Le competenze acquisite.
I clienti soddisfatti.
Le relazioni nate.
Le paure superate.
Anche questi sono risultati.
Ricorda perché hai iniziato
Quando il confronto diventa troppo forte, torna alle motivazioni che ti hanno fatto scegliere il tuo lavoro.
Erano davvero legate ai numeri?
Oppure al desiderio di aiutare le persone, esprimere la tua creatività, costruire qualcosa di tuo?
Le motivazioni profonde sono una bussola molto più affidabile del confronto continuo.
Anche nella comunicazione vale la stessa regola
Molte professioniste non pubblicano perché pensano di non avere abbastanza esperienza, abbastanza clienti o abbastanza risultati.
Aspettano di sentirsi “pronte”.
La verità è che la comunicazione non serve a dimostrare che sei arrivata.
Serve a raccontare il percorso che stai facendo.
Le persone non cercano professioniste perfette.
Cercano persone autentiche, competenti e capaci di comprendere ciò che stanno vivendo.
Ed è proprio questo che crea fiducia.
Il tuo percorso non è in ritardo
Forse oggi hai la sensazione di essere indietro.
Forse guardi il lavoro degli altri e ti chiedi quando arriverà anche il tuo momento.
Ma la realtà è che ogni percorso ha il suo ritmo.
Ci sono semi che germogliano in poche settimane e altri che impiegano mesi prima di mostrare il primo germoglio.
Questo non significa che stiano crescendo meno, significa solo che stanno crescendo in modo diverso.
La prossima volta che penserai di essere indietro, prova a fermarti un istante.
Respira.
Guarda la strada che hai già percorso.
E ricorda che non sei chiamata a correre la gara di qualcun altro.
Sei chiamata a costruire, un passo dopo l’altro, la tua.
Buongiorno Serena,
Credo proprio che tu abbia ragione.
Ci misuriamo continuamente con realtà di cui conosciamo soltanto l’apparenza, la versione costruita a tavolino.
Tutto quanto si nasconde dietro, il più delle volte non è così brillante e piacevole come ci viene proposto. Se lo scoprissimo, molto probabilmente non ci sentiremmo così indietro. Potremmo sentirci anche molto avanti.
Questo è un bel problema, perché siamo continuamente esposti a questi stimoli fuorvianti, e magari nell’ultimo anno non abbiamo fatto nulla di così significativo da renderci soddisfatti per avere un margine riscatto.
Come dici tu, Serena, la via migliore è quella della consapevolezza di quanto è, e di quanto potrebbe non essere. E poi fare la nostra strada.
Grazie del post.