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Marketing emozionale: cos è e come usarlo nella tua strategia di comunicazione

Inizio questo articolo con una domanda: nella giornata in cui stai leggendo questo articolo, quante emozioni hai provato fino ad ora?

Potresti rispondere in molti modi diversi, ma sono quasi certa che stai stilando una lista di emozioni ricca di sfumature.

Ecco, ora credo proprio che ti spiazzerò: in realtà stai provando solo delle “combinazioni” tra le quattro emozioni primarie dell’uomo, quelle che stanno alla base del marketing emozionale.

Quali sono e perchè queste emozioni possono essere sfruttate nella tua strategia di comunicazione? Scoprilo continuando la lettura.

I quattro stadi emotivi primari

Felicità, tristezza, paura e rabbia.

Ecco il “poker di emozioni” primarie che tutti noi esseri umani siamo stati progettati per provare, con infinite combinazioni che portano al caleidoscopio di sfumature emotive che ciascuno di noi coltiva nel suo mondo interiore.

La famosa ruota delle emozioni di Robert Plutchik riassume in modo immediato le diverse combinazioni degli stadi emotivi dell’essere umano, classificandole per stato ed intensità.

Fatta questa premessa, iniziamo a scoprire come le emozioni possono essere utili nella tua strategia di comunicazione.

Marketing emozionale: usa la gioia per far condividere i tuoi contenuti social

La nostra prima azione emotiva?
Rispondere al sorriso di nostra madre quando abbiamo appena qualche settimana.

Gioia e felicità sono emozioni ancestrali, che nessuno ci insegna e che fanno parte di noi in modo innato.

Usare la gioia per una comunicazione efficace, secondo il marketing emozionale, significa trasformare questo stato di benssere in uno stimolo ad agire.

Il “sorriso sociale” scoperto da Donald Winnicott di cui ti ho parlato prima non è altro che la prova che la felicità si propaga ed aumenta quando è condivisa.

Ecco allora che la felicità diventa il primo motore di condivisione anche della vita virtuale, più nello specifico dei canali social.

Nel documento gratuito “The Engagement Project“, Abigail Posner di Google definisce la percezione di felicità derivata dalla condivisione di un contenuto gioioso come uno “scambi di energia”.

Ascolta la puntata del mio podcast per approfondire l’argomento

Quando ci imbattiamo in un’immagine in grado di emozionarci positivamente abbiamo la tendenza a condividerla con gli altri per trasmettere loro un po’ della nostra energia ed eccitazione. Ogni dono porta con se lo spirito del donante. Inoltre, ogni immagine di questo tipo ricorda a noi e agli altri che siamo vivi, felici e pieni di energia (anche se non possiamo sentirci sempre così). E quando noi mettiamo “mi piace” o commentiamo una foto o un video condivisi con noi, stiamo restituendo il dono al mittente. E’ un modo di sdebitarci. Ma, nel profondo, questo ‘dono’ di condivisione contribuisce ad uno scambio di energia che amplifica il nostro piacere -. Ed è qualcosa che è automatico dentro di noi“.

Tristezza e marketing emozionale: il potere dell’empatia

Gioia e tristezza sono due facce della stessa medaglia.

Non è un modo di dire, ma la sintesi della nostra struttura neurologica: felicità e tristezza infatti attivano quasi sempre le stesse aree del cervello.

Come usare la tristezza nel marketing emozionale?

Semplice: usando racconti e contenuti che parlino al cuore del nostro pubblico, puntando all’ immedesimazione e quindi all’aumentata generosità e fiducia verso gli altri.

Il merito di questo innesco? L’ossitocina, ormone che favorisce l’empatia.

Paura: la ricerca del complice

Nel marketing emozionale spesso si consiglia di far comparire il proprio band in contensti particolarmente spaventosi.

Sembra un controsenso vero?
Invece, un po’ come per i messaggi subliminali, anche per questo sentimento entra in gioco una parte ancestrale di noi.

La paura e la sorpresa sono due emozioni governate dall’ amigdala, una zona del nostro cervello primordiale, che ha il compito di leggere le situazioni di pericolo e decidere all’istante come reagire, se con la lotta o con la fuga.

La paura però potrebbe anche scatenare un’altra reazione, decisamente interessante per strutturare i tuoi contenuti di marketing.

Uno studio pubblicato dal Journal of Consumer Research ha scoperto che i consumatori che avevano partecipato alla proiezione di un film horror e avevano provato paura, hanno dimostrato una magigore fidelizzazione verso i brand presenti in quella pellicola rispetto a chi aveva associato gli stessi prodotti a contenuti dal taglio leggero, romantico o comico.

Infondo quando ti capita qualcosa di spaventoso o sorprendente la prima reaione è quella di cercare un amico a cui raccontarlo, no?

Nel momento in cui il brand prende il posto di quell’ amico, ecco che la fidelizzazione è garantita.

Rabbia e testardaggine: le chiavi del marketing delle emozioni

La quarta emozione basilare provata da ciascuno di noi è la rabbia.

Senza dubbio, quando siamo arrabbiati, proviamo frustrazione o magari sfoghiamo il nsotro malessere con qualche accenno dia ggressività ma, anche qui, non è tutto.

La reazione più interessante per il marketing delle emozioni è quella che porta 2gli arrabbiati” a diventare testardi e caparbi.

In uno studio dell’Università del Wisconsin, tre gruppi di persona sono stati esposti alla lettura di un articolo di blog sulle nanotecnologie.

L’articolo in sè aveva un tono assolutamente neutrale; ciò che cambiava erano però i commenti.

Ecco cosa è emerso dallo studio:

  • Campione esposto ad articolo con commenti civili: nessun cambiamento
  • Campione esposto ad articolo con commenti poco gradevoli: hanno rafforzato le loro preoccupazioni in merito alle nanotecnologie
  • Campione che non aveva un’opinione sull’argomento esposto ad articolo con commenti astiosi: si sono resi conto di aver sempre sottovalutato i rischi delle nanotecnologie

Un semplice insieme di commenti astiosi quindi ha portato il campione a modificare la propria percezione di un tema, da neutrale a negativa.

Marketing emozionale: perchè utilizzarlo

Se hai letto l’articolo fin qui significa che hai compreso le potenzialità del marketing delle emozioni in un ambito di creazione contenuti efficaci.

Le persone provano emozioni immediate, in un tempo di reazione molto minore rispetto a qualsiasi filtro razionale.

Puntare sull’empatia e il coinvolgimento emozionale, conoscere i meccanismi di innesco di questi sentimenti e costruire i propri contenuti con questa strategia significa cercare un livello di dialogo molto profondo con il proprio pubblico.

Fammi sapere come hai usato il marketing emozionale nella tua strategia di comunicazione aziendale, oppure scrivimi per creare insieme una strategia che inneschi i sentimenti giusti per il tuo pubblico.

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